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Oggi il Bagno "la Duna degli Orsi" di Marina di Ravenna è conosciuto in tutta Italia, fa molto parlare di sè, ha assunto il ruolo di "fenomeno di costume" e per molti è ormai un mito moderno. E come per ogni mito che si rispetti, si pone l'esigenza di ricostruirne la genesi, lo sviluppo, la portata.
La Duna degli Orsi porta questo nome dal 1986; nato come ritrovo di surfisti, ha visto le prime feste svolgersi in maniera spontanea e improvvisata, frutto del desiderio di rimanere, fra amici, ad ascoltare di sera musica sulla spiaggia, godendosi lo splendido scenario naturale delle dune, della pineta e del mare. Dal 1994 è gestita da Roberto Tondini, un windsurfista che, dopo avere viaggiato a lungo (Hawaii, Barbados, Africa, Caraibi, Australia), ha accumulato un patrimonio di esperienze, di emozioni e di suggestioni che gli hanno ispirato una nuova e diversa idea della vita di spiaggia. Per questo la Duna si distingue per la sua concezione "fuori dai canoni usuali". Pochi ombrelloni in materiali naturali, per vivere tutto lo spazio della spiaggia e per vedere il mare anche dal bar; ottima musica; feste a tema che fanno continuare anche di sera la possibilità di ritrovarsi.
Con l'arrivo di Tondini è nata la consuetudine dell'Happy Hour (da tempo diffusa in tutti i paesi del mondo), che ha contribuito ad alimentare, tramite un inarrestabile passaparola, una grande confluenza di giovani a Marina di Ravenna non solo dalla città dell'entroterra, ma anche da lontano (Bologna, Modena, Parma, Milano, ecc.). Un fenomeno di dimensioni tali che non ha mancato di suscitare interesse da parte della grande stampa nazionale. Forse per la prima volta nella sua storia, Marina è diventata meta di un notevole movimento, facendosi preferire da un largo pubblico che in precedenza magari gravitava su località più rinomate della Riviera Adriatica; un fenomeno così impetuoso che non ha mancato di sollevare anche difficoltà e discussioni.
Ma ripercorriamo brevemente la sequenza degli eventi.
Nel 1996, i problemi che erano già nell'aria per via della consuetudine di ballare spontaneamente in spiaggia si acuiscono, e si arriva ad una forte multa e ad un'ordinanza comunale di chiusura della Duna per tre giorni a partire dal 20 Agosto. Ciò in base ad una interpretazione dell'art. 10 del Testo Unico della legge di PS, norma in verità ormai difficilmente decifrabile e scarsamente consona ai tempi, visto che risale addirittura al 1931. Il gestore Roberto Tondini dichiara alla stampa: "io non ho organizzato nessun intrattenimento danzante; sono in regola per trasmettere musica e nel mio Bagno non c'è pista da ballo nè ci sono luci psichedeliche. Se la gente si mette a ballare tra i tavoli e in spiaggia, io cosa devo fare? Questo è il cosiddetto ballo spontaneo, che gli stessi assessori comunali hanno affermato essere lecito".
Il problema non riguarda sola la Duna, ma anche gli altri Bagni, e coinvolge tutta la comunità de giovani, che si organizzano e, nel pomeriggio di domenica 25 Agosto, danno vita all'iniziativa "no music no life" (senza musica non c'è vita). In più di duemila si ritrovano sulla spiaggia di Marina di Ravenna e formano una catena umana lunga più di due chilometri, che al suono della musica che viene dagli altoparlanti dei Bagni pone all'attenzione di tutti la necessità di poter vivere in libertà il bisogno di aggregazione sulla spiaggia. È una manifestazione pacifica e gioiosa, che spinge le autorità comunali ad affrontare il problema.
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